Antioco e Stratonice di Bernardino Mei (Siena, 1612-1676)

Nato nel 1612, Bernardino Mei si formò probabilmente alla bottega di Rutilio Manetti

​La fonte del soggetto rappresentato può ancora una volta essere rintracciata nella serie di exempla narrati negli scritti di Valerio Massimo, largamente apprezzati per i loro contenuti morali e ampiamente riprodotti soprattutto a partire dal XVI secolo.

La scena, ambientata in un interno ricco e fastoso, narra la storia del giovane Antioco, figlio del re Seleuco che era  succeduto ad Alessandro Magno nel dominio delle province dell’Asia Minore. Disperatamente innamorato della matrigna Stratonice – raffigurata in posa solenne sulla sinistra della composizione - e ritenendo la sua passione senza possibilità di soluzione alcuna, Antioco decise di abbandonarsi all’inedia ponendo così fine alla tristezza dei suoi giorni. Le attente cure di Erasistrato, medico di corte, riuscirono tuttavia a svelare la causa di tanto malessere di cui venne informato lo stesso Seleuco, presente al capezzale del figlio con il volto sconvolto nell’udire le tremende verità pronunciate dalla bocca dell’anziano dottore. In un estremo gesto di amore paterno Seleuco decise quindi di anteporre al proprio il bene del figlio, al quale fece dono dell’intero suo regno e della bella Stratonice.

L’affollamento della composizione, insolito per quanto concerne le opere di Bernardino Mei, sembra accordarsi con i modi e con la propensione alle composizioni corali tipici di Domenico Manetti e Raffaello Vanni. La posa solenne e composta di Stratonice dichiara dal canto suo una più diretta meditazione sui canoni della pittura classicista, che da tempo si era affermata a Roma con le realizzazioni di Andrea Sacchi, Pietro Testa e Pier Francesco Mola.

La tela, acquistata dal Monte dei Paschi nel 1978, apparteneva in origine al complesso di pitture che ornava il Palazzo Ugurgieri a Siena.

Da "La Sede storica della Banca Monte dei Paschi di Siena. L'architettura e la collezione delle opere d'arte", 2002

 

Antioco e Stratonice, 1655 circa
Olio su tela 208 x 298 cm
Inv. 381398, già 7446

Nato nel 1612, Bernardino Mei si formò probabilmente alla bottega di Rutilio Manetti, mantenendo una componente naturalistica, mai venuta meno, sulla quale con la maturità si innesteranno altre suggestioni della più aggiornata cultura artistica del suo tempo.

Mei è documentato a Siena ininterrottamente dal 1637 fino al 1657, anno in cui fu chiamato a Roma da Fabio Chigi, eletto papa nel 1655 col nome di Alessandro VII. Nella capitale il Mei fu influenzato dalla grande pittura barocca di Mattia Preti, Andrea Sacchi e Pier Francesco Mola.

I dipinti con soggetti mitologici ed allegorici che occupano una gran parte della sua produzione romana furono condizionati in maniera massiccia dai modelli di Gian Lorenzo Bernini, con il quale fu legato da un'amicizia profonda.

La produzione di questi anni testimonia la svolta compiuta, nell’assimilazione e nel superamento dei presupposti giovanili, aprendo a un proficuo confronto con la cultura pittorica romana contemporanea.

Nonostante gli impegni nella Capitale il Mei mantenne contatti con la città di origine. Morì probabilmente a Roma nel 1676.

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