Benvenuto di Giovanni - Madonna della Misericordia (1481 affresco su tela)

Siena, Palazzo Tantucci, piano secondo (studio del Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena), inv. 138819 (già 2923)

Benvenuto di Giovanni (Siena, ante 13 settembre 1436 – documentato fino al 1509)
Madonna della Misericordia
Affresco trasportato su tela, 189 x 185 cm
Siena, Palazzo Tantucci, piano secondo (studio del Presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena), inv. 138819 (già 2923)
In basso: “ANTONIO TVRCHI FORTINO DI LORENZO LORENZO MANDOLI LODOVICHO TONDI CHONSERVADORI E DEPOSITARIO MCCCCLXXXI”. Più in basso: “AD MONTIS INSTITVTIONIS MEMORIAM A.D. MCDLXXII”. 

 

Benvenuto di Giovanni
Madonna della Misericordia
(1481-affresco su tela)

Saggio a cura del Dott.Valentino Anselmi.
L’affresco di Benvenuto di Giovanni costituisce una delle testimonianze figurative più importanti della prestigiosa collezione della Banca Monte dei Paschi di Siena, in quanto strettamente legato alle vicende storiche dell’istituto. Come ricordano le iscrizioni, poste a commento dell’immagine, esso fu fatto eseguire nel 1481 dai Conservatori e dal Depositario del Monte Pio (o Monte de la Pietà) per commemorarne la fondazione avvenuta nel 1472. Il Monte Pio, destinato a divenire l’attuale Monte dei Paschi (avrebbe assunto la denominazione attuale il 2 novembre 1624), ebbe origine per volere delle Magistrature della Repubblica di Siena e fu espressamente istituito sia per contrastare i soprusi provocati dall’usura, concedendo ai cittadini interessi equi, sia per dare aiuto alle classi più disagiate della popolazione in un momento particolarmente difficile per l’economia locale. In aggiunta, è doveroso ricordare che l’affresco di Benvenuto di Giovanni non è l’unica opera ad essere stata commissionata direttamente dal Monte dei Paschi nel corso della sua lunga storia. Infatti, possiamo includere in questa categoria anche un ‘Cristo in pietà fra due angeli’ commissionato nel 1572 a Lorenzo Rustici per celebrare la riforma del Monte decisa da Cosimo dei Medici nel 1568, un ‘Compianto sul Cristo morto’ eseguito da Arcangelo Salimbeni nel 1576 per ornare la Stanza delle Udienze del Monte Pio, una grande tela con ‘Le storie di Giuseppe l’ebreo’ dipinta da Francesco Vanni nel 1596 su incarico dei Magistrati del Monte e una ‘Madonna col Bambino’ realizzata da Raffaello Vanni nel 1644 per arredare l’ingresso della Cancelleria. Con quest’ultimo dipinto si concluse una fase di committenze, che aveva permesso la costituzione di un primo nucleo di opere d’arte, rendendo straordinariamente significativa la raccolta della Banca Monte dei Paschi di Siena.
I committenti decisero di far dipingere a Benvenuto di Giovanni una ‘Madonna della Misericordia’, alludendo chiaramente all’opera di misericordioso aiuto che il Monte Pio svolse verso la componente più bisognosa della società senese, nei confronti della quale l’istituto si impegnò a garantire un’attività di prestito regolata da tassi di interesse insolitamente agevolati. In un momento successivo (1510-1515) Bernardino Fungai avrebbe aggiunto ai lati dell’affresco i ‘Santi Antonio da Padova, Maria Maddalena, Bernardino e Caterina da Siena’ e le ‘Imprese del Popolo e del Comune di Siena’. Benvenuto di Giovanni risolse la raffigurazione del suo affresco, adottando uno schema rigorosamente simmetrico. La Madonna poggia i piedi sopra tre cherubini, che la sollevano da terra, ed acquista una centralità iconica grazie alla posizione eretta e frontale. Ella indossa un abito bianco, decorato da grandi fiorami dorati, che lascia intravedere le forme delle gambe appena accennate e che ricade in pesanti pieghe verticali. Due angeli, che planano dal cielo, le incoronano la testa, mentre altri due sollevano il suo mantello azzurro, stringendo un candido giglio bianco, tipico attributo iconografico mariano. Sotto il mantello della Vergine, simbolo della sua azione protettrice, si radunano tutte le fasce della popolazione senese: uomini e donne, giovani, adulti e anziani, religiosi e laici. Le figure in primo piano sono rappresentate nella loro interezza, quelle retrostanti si qualificano per il solo volto e delle ultime si scorge solo la sommità del capo. Malgrado le fisionomie dei cittadini inginocchiati siano prive di caratterizzazione, è interessante esaminare il gruppo di sinistra, nel quale intravediamo un devoto, che rivolge il suo sguardo verso la Madonna, alcuni uomini, che discutono e gesticolano, e un padre, che poggia teneramente la sua mano sinistra sopra la testa di quella che sembra essere la sua giovane figlia. I due bacili, posti in primo piano in basso, alludono probabilmente a quelli che erano destinati a raccogliere le offerte per il Monte Pio. La cornice dipinta, che delimita l’affresco, è composta da una sorta di trabeazione e da due colonne illusionistiche a candelabro di ispirazione classica. È possibile che la cornice sia stata ridipinta da Bernardino Fungai, che ne avrebbe ripreso il motivo per definire i propri affreschi, ma ritengo che l’ideazione spetti a Benvenuto di Giovanni. Lo proverebbe la convergenza prospettica dei dadi su cui poggiano le colonne, che, a loro volta, testimoniano una ripresa dell’antico di gusto quattrocentesco e la volontà di imprimere all’affresco un’aura di solennità umanistica.
L’affresco è stato menzionato per la prima volta nel lontano 1862, allorché E. Micheli lo considerò “un buon affresco, alcune figure del quale rendono aria della scuola umbra”, aggiungendo, in un secondo momento, che sarebbe stato eseguito “forse da Benvenuto di Giovanni”. Questa ipotesi sarebbe stata ripresa nel 1903 da Lucy Olcott nella sua Guide to Siena, nella quale ha attribuito l’affresco proprio a Benvenuto. Lucy Olcott e William Heywood hanno distinto tre mani: quella di Benvenuto di Giovanni per la ‘Madonna della Misericordia’, quella di Matteo Balducci per le ‘Imprese del Popolo e del Comune di Siena’ e quella di un terzo pittore non identificato, ritenuto più tardo, per i ‘Santi Antonio da Padova, Maria Maddalena, Bernardino e Caterina da Siena’. Narciso Mengozzi ha accettato il riferimento a Benvenuto, notando delle analogie con una Madonna della Pinacoteca di Siena, presumibilmente da identificarsi con quella della tavola centrale del polittico di Montepertuso (oggi nella chiesa di San Fortunato di Vescovado di Murlo), all’epoca depositato nella galleria senese. L’attribuzione a Benvenuto è stata messa in discussione da Pietro Rossi, a cui le figure “dei pargoli oranti” parevano “più trascurate”, così da rivelare “la mano più inesperta di un allievo”. Al contrario, Luciano Cateni ha evidenziato la somiglianza della nostra Madonna con quella di un trittico con la ‘Madonna col Bambino in trono tra due angeli e i Santi Pietro e Nicola’ della National Gallery di Londra, supponendo per le due immagini l’impiego del medesimo cartone. Negli ultimi decenni il riferimento a Benvenuto di Giovanni è rimasto costante, affermandosi all’unanimità tra gli studiosi.
Benché l’affresco non sia stato firmato dal suo autore, possiamo confermare l’attribuzione a Benvenuto di Giovanni, viste le affinità stilistiche tra la nostra Vergine e alcuni identici soggetti dipinti dall’artista senese. Penso sia a una ‘Madonna col Bambino’ di una collezione privata di New York sia a una tavola con un medesimo tema della collezione della Banca Monte dei Paschi di Siena, nonché a una ‘Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Evangelista e Rocco’ della chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta di Siena e, infine, a un trittico con la ‘Madonna col Bambino in trono tra due angeli e i Santi Pietro e Nicola’ della National Gallery di Londra (datato 1479), che in origine sarebbe stato eseguito per la città di Orvieto. Invero, se confrontassimo i volti delle Madonne effigiate in queste opere constateremmo che sono tutti accomunati dalla stessa dolcezza dei lineamenti: si osservino i grandi occhi semiaperti, le ampie arcate sopracciliari, le strette canne nasali, i menti pronunciati e le labbra turgide. In passato alcuni studiosi hanno supposto che il nostro affresco sia stato elaborato sotto la diretta influenza di Liberale da Verona e di Girolamo da Cremona, i quali avrebbero diffuso a Siena la cultura pittorica padana ispirata ai modi di Andrea Mantegna. Ciò potrebbe essere riferito ad altre opere o in merito all’evoluzione della carriera artistica di Benvenuto di Giovanni, ma se applicassimo questa teoria al nostro affresco cadremmo in errore, poiché la dura materia compatta con cui Benvenuto ha plasmato le proprie figure, come scolpite e al contempo solcate dai riflessi di luce, trae origine direttamente dallo stile pittorico del suo primo maestro Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta. Gli unici elementi che potrebbero essere stati desunti da figurazioni extra-senesi sono rappresentati dai due dinamici angeli in alto (impegnati ad incoronare la Vergine), i quali sembrano essere stati ripresi dalle opere del Perugino e dei principali maestri umbri della seconda metà del XV secolo. Questa ipotesi non parrà fuori luogo, se riflettiamo sul fatto che, due anni prima di eseguire il nostro affresco, Benvenuto di Giovanni era stato chiamato a dipingere per la città di Orvieto il sopracitato trittico della National Gallery di Londra, nel quale è possibile rilevare la volontà di intrattenere un dialogo con i dipinti del Perugino e con quelli del Pinturicchio e di Piermatteo d’Amelia. Da ultimo, è opportuno ribadire come il nostro affresco attesti la fama raggiunta da Benvenuto di Giovanni nella sua città natale agli inizi del nono decennio del Quattrocento, dal momento che fu commissionato dal Monte Pio (cioè da una delle più importanti istituzioni senesi) per commemorarne la fondazione.

BIBLIOGRAFIA:
E. Micheli, in Siena, 1862, pp. 260-261; Idem, 1883, p. 139; Il Monte dei Paschi, 1891, p. 205; W. Heywood, L. Olcott, 1903, p. 304; N. Mengozzi, 1904, p. 443; Guida di Siena, 1905, p. 115; N. Mengozzi, 1905, pp. 12-26; L. Olcott, 1906, p. 74; E. Jacobsen, 1908, p. 73; B. Berenson, 1909, p. 149; E.W. Forbes, 1913, p. 176; L. Dami, 1915, p. 56; W. Heywood, L. Olcott, 1924, p. 364; P. Rossi, 1925, pp. 10-12; E. Gaillard, 1927, p. 110; B. Berenson, 1932, p. 77; R. Van Marle, 1937, XVI, p. 403; L. Mortari, 1967, p. 62; B. Berenson, 1968, I, p. 41; E. Carli, 1971, p. 203; M.C. Bandera, in Scritti di storia dell’arte, 1977, I, p. 313; Monte dei Paschi, 1981, p. 9; S. Padovani, B. Santi, 1981, p. 36; Guida alla sede, 1987, pp. 17, 56; L. Cateni, in La sede storica, 1988, pp. 316-319; L.B. Kanter, in Painting in Renaissance, 1988, p. 300; P. Torriti, 1988, pp. 307-308; M.C. Bandera, 1999, pp. 108-109, 234-235; B. Santi, 1999, pp. 27-28; L. Bellosi, in La sede storica, 2002, pp. 9-10; M. Merlini, in ibidem, 2002, pp. 228-229; A. Bagnoli, 2005, pp. 12-13.

Benvenuto di Giovanni
(Siena, ante 13 settembre 1436 – documentato fino al 1509)
Benvenuto di Giovanni nacque a Siena poco prima del 13 settembre 1436, poiché quell’identico giorno “Benvenuto Domenico di maestro Giovanni di maestro Meo” del Guasta sarebbe stato battezzato alla presenza di “Tommasso di Nanni di Petri banchiere” e di “Domenico di Pietro di Domenico” (G. Milanesi, 1856, III, p. 79; A. Rossi, 1999, pp. 131, 138, doc. 1).
Un documento del 1453, in cui l’Opera del Duomo di Siena dichiarava Benvenuto di Giovanni “nostro dipintore in San Giovanni” (G. Milanesi, 1856, III, p. 79; A. Angelini, in La pittura in Italia, 1987, II, p. 582; M.C. Bandera, 1999, p. 17; A. Rossi, 1999, p. 131, 138, docc. 2-3), conferma la sua giovanile attività all’interno del Battistero verosimilmente come aiuto di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, al quale era stato accordato fin dal 1450 (vale a dire fin dall’inizio della decorazione dell’abside di San Giovanni) di portare con sé un “lavorante” (G. Milanesi, 1854, I, p. 369). Se è da credere che il suo apprendistato sia avvenuto nella bottega del Vecchietta, allora dovremmo supporre che egli abbia ricavato da questo eclettico e sperimentale maestro lo stimolo allo studio della prospettiva e alla costruzione plastica delle figure, aggiornandosi sia sulla cultura artistica fiorentina sia sulle opere che Donatello aveva lasciato in città, nonché su quelle esperienze extra-toscane che lo distingueranno dagli altri pittori senesi. Il documento che lo vede impegnato nel Battistero non chiarisce il ruolo da lui avuto, ma la sua giovane età e l’esiguo compenso escluderebbero che si sia trattato di un incarico di rilievo. Al contrario, Cecilia Alessi, accogliendo un’indicazione orale di Keith Christiansen, gli ha riferito i piccoli tondi con le ‘Opere della Misericordia’ delle cornici absidali, nei quali sono rappresentati gli episodi di carità verso il prossimo, e parte della cavalcata che si snoda sullo sfondo dell’‘Andata al Calvario’ (C. Alessi, 1992, p. 14; A. Ladis, 1992, p. 307; C. Alessi, in Francesco di Giorgio, 1993, p. 123; Eadem, in Le pitture murali, 2007, pp. 155-180; Eadem, D. Rossi, in Materiali e tecniche, 2010, I, pp. 197-209; M. Caciorgna, in Donatello, 2015, pp. 22-31). Ma voler individuare la mano di Benvenuto negli affreschi commissionati al Vecchietta per le pareti del Battistero senese sembra piuttosto una forzatura, in quanto in quel contesto egli non poté che limitarsi a collaborare in un ruolo del tutto subalterno al maestro.
La precoce attività del nostro artista è confermata da un reperto d’archivio, che lo vuole (in quello stesso anno in cui è documentato a lavorare per il Battistero e fino al novembre 1454) impegnato come “dipintore giornaliero” nel Capitolo della Compagnia laicale di San Niccolò e Santa Lucia a Siena (A. Ladis, 1992, p. 305 nota 5; C. Alessi, in Francesco di Giorgio, 1993, pp. 122-124; M.C. Bandera, 1999, pp. 17, 63 note 10-11; A. Rossi, 1999, pp. 131, 133, 138-139, docc. 4-11). Inoltre, l’importanza di questa testimonianza sta nel fatto che Benvenuto di Giovanni è menzionato in qualità di “Maestro” e, pertanto, impegnato autonomamente a dipingere otto storie con la ‘Passione di Cristo’ (ormai perdute), anche se solo diciassettenne.
Dopo essersi emancipato dal Vecchietta egli sarebbe tornato a lavorare nel Battistero senese per affrescare (sopra l’altare sinistro) una lunetta con i ‘Miracoli di Sant’Antonio da Padova’, che doveva costituire il completamento della cappella funebre che Antonio di Carlo di Nicoluccio aveva ottenuto di erigere nel 1456 e che, come risulta dal suo testamento, sarebbe stata terminata nel 1461 (C. Alessi, 1992, p. 14). In questa occasione egli recuperò le forme energiche e scultoree già elaborate da Domenico di Bartolo e dal Vecchietta negli affreschi che decorano la Sala del Pellegrinaio nel Santa Maria della Scala di Siena e, tramite lo studio delle opere di Donatello e di Domenico Veneziano, propose delle convincenti soluzioni prospettiche.
Cecilia Alessi ha reso noto un interessante documento (datato 1460), in cui sono ricordati assieme il Vecchietta, Francesco di Giorgio e Benvenuto di Giovanni, quali debitori dell’Opera del Duomo di Siena (C. Alessi, 1992, p. 15). Tale attestazione ha indotto Roberto Bartalini, in accordo con Luciano Bellosi (L. Bellosi, in Francesco di Giorgio, 1993, pp. 39-47, 106-112), ad attribuire al nostro artista il ‘Miracolo della mula’ dell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, dimostrando così come attorno al 1460 egli collaborasse alla stessa predella col suo maestro Vecchietta, che avrebbe realizzato il ‘Miracolo di San Ludovico di Tolosa’ della Pinacoteca Vaticana, e con Francesco di Giorgio, al quale spetterebbe la ‘Predica di San Bernardino’ della Walker Art Gallery di Liverpool (R. Bartalini, in Francesco di Giorgio, 1993, pp. 92-105). Come ha suggerito Anna Rossi, a questo periodo apparterrà anche un’altra opera di Benvenuto di Giovanni: ovvero una ‘Madonna col Bambino’ che Luigi Dami vide nella stanza del rettore nel Seminario Vescovile di Siena e che, in seguito, sarebbe stata esposta da Alessandro Bagnoli nel Museo Diocesano (L. Dami, 1915, p. 57; A. Rossi, 1999, pp. 135, 141 nota 26).
Nel 1465 Benvenuto di Giovanni si affiliò alla Compagnia di San Girolamo sotto le volte dello Spedale di Santa Maria della Scala (C. Alessi, in L’Osservanza di Siena, 1984, pp. 177, 194 note 13-14; M.C. Bandera, 1999, p. 33). Si spiega con l’appartenenza a questa confraternita la sua prima opera firmata e datata; si tratta dell’‘Annunciazione tra San Michele e Santa Caterina d’Alessandria’, dipinta nel 1466 per la chiesa di San Girolamo dei Minori Osservanti di Volterra, nella quale egli seppe amalgamare le sedimentazioni senesi con altri motivi di cultura esterna, proponendo una tavola quadra unificata “all’antica”. La tavola di Volterra è particolarmente significativa, in quanto punto di riferimento per ricostruire l’attività giovanile del nostro artista. Oltre a ciò, è la sola opera datata degli anni Sessanta che ci sia pervenuta, insieme alla tavoletta di Biccherna con ‘Le finanze del Comune in tempo di pace e in tempo di guerra’. Secondo la consuetudine radicata nella tradizione senese di commissionare le tavolette di Biccherna (le copertine dei registri di amministrazione della più importante ed antica magistratura finanziaria del Comune di Siena) agli artisti più celebri, nel 1468 Benvenuto ricevette dal Comune l’incarico di dipingere la copertina per ricordare la “pace paolina” stipulata il 25 aprile di quell’anno. A questa tavoletta ne va aggiunta un’altra, raffigurante ‘Il Buon Governo nell’ufficio della Gabella’, che egli avrebbe dipinto nel 1474, recuperando il modello dell’anziana figura maschile in trono presente nell’allegoria del ‘Buon Governo’, che Ambrogio Lorenzetti aveva affrescato sulle pareti della Sala della Pace nel Palazzo Pubblico di Siena.
Nel 1470 Benvenuto realizzò sia un’‘Annunciazione’ per la chiesa di San Bernardino di Sinalunga, nella quale giunse a una lucida consapevolezza dello spazio prospettico, sia un’‘Adorazione dei pastori’ della Pinacoteca di Volterra (proveniente dal complesso conventuale di San Girolamo), in cui si avverte l’influenza dei miniatori settentrionali presenti a Siena in quegli anni. Infatti, la venuta di Liberale da Verona e di Girolamo da Cremona, che a Mantova era stato in contatto con Andrea Mantegna (A. De Marchi, in La miniatura a Ferrara, 1998, pp. 115-125), fu determinante per l’evoluzione della pittura del nostro artista. Il riscontro sui documenti ha permesso di accertare la presenza di Liberale da Verona a Siena nel 1467 (M.G. Ciardi Duprè, 1972, p. 8; H.J. Eberhardt, 1983, p. 229, doc. 16), quando un’attestazione lo dice attivo per alcune miniature del Duomo, anche se è probabile che almeno dall’anno precedente si trovasse a miniare a Monteoliveto Maggiore (C. Del Bravo, 1967, pp. II-XV, CLIII-CLVI; H.J. Eberhardt, 1983, pp. 51-61; Idem, in La miniatura italiana, 1985, pp. 415-434; A. De Marchi, in Francesco di Giorgio, 1993, pp. 238-240). Quanto a Girolamo da Cremona, il suo primo soggiorno a Siena è convalidato solo nel 1470 (F. Bisogni, 1973, pp. 402, 407 nota 8; H.J. Eberhardt, 1983, pp. 35-38, 81-83); egli dovette rimanere in città fino all’inizio del 1474 per lavorare assieme a Liberale ai corali del Duomo, forse con una breve interruzione tra l’aprile 1470 e l’agosto 1471 (H.J. Eberhardt, 1983, pp. 82-83). In aggiunta, l’Alessi ha segnalato un documento che lascia ampio margine per supporre che persino Benvenuto di Giovanni si sia dedicato all’attività miniatoria (C. Alessi, in L’Osservanza di Siena, 1984, pp. 177, 194 note 13-14), quantomeno, a partire dalla metà degli anni Sessanta, e cioè prima dell’arrivo di Liberale da Verona e di Girolamo da Cremona, anche se la sola notizia che certifica tale attività risale al 1482, allorquando il pittore ricevette dall’Opera Metropolitana di Siena un compenso per una istoriata con ‘Cristo che consegna la chiavi a San Pietro’ e quarantasei lettere decorate per un antifonario (G. Milanesi, 1854, II, p. 349; V. Lusini, 1939, II, p. 333; M.G. Ciardi Duprè, 1972, pp. 258-259, nn. 104-105).
La documentazione dello Spedale del Santa Maria della Scala ci consente di ritenere Benvenuto responsabile del progetto di decorazione del “palcho” a “scatole” (il soffitto a cassettoni) e dell’esecuzione di dieci lacunari nella chiesa della Santissima Annunziata, situata all’interno dello Spedale. Il lavoro era parte di quel progetto di modifica, approvato nel 1466, che al fine di rendere la chiesa “bella onorevole, et magnifica” vedrà impegnati, tra gli altri, il Vecchietta per il ciborio bronzeo per l’altar maggiore, e Francesco di Giorgio, che nel 1471 avrebbe ricevuto un pagamento per un’‘Incoronazione della Vergine’, affrescata nella tribuna e andata perduta durante la ristrutturazione settecentesca (M.C. Bandera, 1999, pp. 73, 135 nota 13).
Il 23 settembre 1470 fu battezzato Girolamo di Benvenuto (G. Milanesi, 1856, III, p. 79; V.M. Schmidt, 1997, p. 220), il figlio secondogenito del nostro artista, che avrebbe affiancato il padre nella bottega verosimilmente a partire dal 1490 (S. Borghesi, L. Banchi, 1898, p. 350; A. Angelini, in Studi interdisciplinari, 2005, pp. 83-99; Idem, in Siena nel Rinascimento, 2007, pp. 35-37). Nel 1471 un altro episodio relativo alla famiglia di Benvenuto può intendersi come elemento induttivo per presumere un’agiatezza dell’artista, derivante dal successo della sua attività. Invero, in adesione alle Leggi Suntuarie emesse per limitare il lusso nell’abbigliamento, il pittore registrò in quell’anno una “cintura nera con ganzo d’ariento” per sua moglie Jacopa di Tommaso da Cetona (P. Misciattelli, 1927, p. 238; C. Bonelli Gandolfo, 1927, p. 282; M.C. Bandera, 1999, p. 84).
Nel 1474 egli fu impegnato nella realizzazione di un gonfalone per la Confraternita di San Domenico. Purtroppo, di quest’opera rimane solo la memoria documentaria di un pagamento che gli fu corrisposto “per dipinture e oro di uno ghonfalon” (P.A. Riedl, M. Seidel, in Die Kirchen von Siena, 1992, 2, 1.2, p. 831). L’anno successivo avrebbe firmato un polittico ora nella chiesa di San Fortunato di Vescovado di Murlo (proveniente da Montepertuso), le cui parti furono inserite entro un’arcaizzante carpenteria flamboyant, mentre nel 1479 avrebbe dipinto un trittico con la ‘Madonna col Bambino in trono tra due angeli e i Santi Pietro e Nicola’, che si conserva presso la National Gallery di Londra. Le vicende storiche del trittico sono state ricostruite da Laurence B. Kanter, che ne ha accertato la provenienza da Orvieto (M. Davies, 1961, pp. 77-78; L.B. Kanter, 1983, pp. 53-54). Una notizia di grande interesse, se riflettiamo sul fatto che in questa occasione egli si sia voluto confrontare con le opere dei maestri umbri, come il Perugino o Piermatteo d’Amelia, il quale sarebbe stato attivo proprio ad Orvieto tra il 1480 e il 1482 in qualità di decoratore di statue e doratore di arredi sacri e mostre di orologi, lasciando persino un’ancona nella chiesa di Sant’Agostino (oggi smembrata e divisa fra varie collezioni). Travalica appena gli anni Settanta, ma ne mantiene gli orientamenti stilistici, l’affresco con la ‘Madonna della Misericordia’ che egli eseguì nel 1481 a ricordo della fondazione del Monte Pio di Siena (l’attuale banca Monte dei Paschi) avvenuta nel 1472. L’incarico pare essere una conferma dell’apprezzamento ottenuto dal nostro artista nella sua città natale nel decennio che si era appena concluso.
Negli anni in cui fu rettore dell’Opera del Duomo di Siena Alberto Aringhieri (1480-1498) il nostro artista fu chiamato, insieme a Guidoccio Cozzarelli (V. Lusini, 1939, II, p. 141 nota 1), a dipingere i ‘Profeti’ e i ‘Patriarchi’ nel tamburo della cupola della Cattedrale (pagati nel 1482) e a fornire i cartoni per alcuni intarsi marmorei (come la ‘Cacciata di Erode’, eseguita tra il 1483 e il 1485; G.S. Aronow, 1989, pp. 294, 318, docc. 159, 167, 169, 176) che dovevano contribuire al completamento della decorazione pavimentale (E. Carli, 1979, pp. 143-153), senza dubbio l’impresa pubblica di maggior rilievo degli ultimi decenni del Quattrocento. Con questa collaborazione con l’Opera del Duomo si chiuse il momento più felice della carriera di Benvenuto, che fino a quel momento aveva dato prova di grande capacità creativa e di acuta intelligenza nel sapersi orientare verso le tendenze artistiche più aggiornate.
Nel 1480 egli fu nominato Capitano della Compagnia di San Giusto e nel 1490 gli fu affidata la medesima carica per la Contrada del Borgo Santa Maria (E. Romagnoli, ante 1835, cc. 159, 168). Come ha sottolineato la Bandera, la sua ampia disponibilità economica è attestata dall’accertamento alla Lira. La somma, non esigua, di trecento lire per la quale è tassato nel 1488, supera quella di ducentoventicinque lire del 1483 (G. Milanesi, 1854, I, p. 420, n. 297; M.C. Bandera, 1999, pp. 147, 205 note 5-7, 9). Per quanto nel 1488 egli deplorasse di essere stato costretto, “per carestia e mancamento di guadagni”, a recarsi “a lavorare fuori Siena”, le richieste di lavoro non dovettero mancargli se osserviamo che nel 1491 l’ammontare della sua tassazione avrebbe raggiunto la cifra considerevole di cinquecento lire (S. Borghesi, L. Banchi, 1898, p. 350, n. 189).
Nel 1491 egli dipinse un’‘Ascensione di Cristo’ per il monastero di Sant’Eugenio fuori le mura della città di Siena, nella quale si misurò sia con il naturalismo fiammingo di Dieric Bouts sia con il plasticismo scultoreo e con le sottili variazioni cromatiche presenti nelle opere di Bartolomeo della Gatta (G. Della Valle, 1786, III, p. 44; L. De Angelis, 1812, ins. 8; L.B. Kanter, in Painting in Renaissance, 1988, p. 306 nota 2). Questa tavola, ora custodita nella Pinacoteca Nazionale, faceva parte di un programma artistico ben più ampio. Tanto è vero che a Benvenuto gli fu affidata anche la decorazione murale del refettorio, che comprendeva l’affresco con ‘San Benedetto in gloria’ (Firenze, Museo Bardini) e quelli con la ‘Crocifissione’ e la ‘Resurrezione’ che, ab antiquo, avrebbero affiancato l’immagine del fondatore dell’Ordine (poi collocati ai lati del presbiterio della chiesa del convento), e pressoché l’intera parte miniata di un salterio giunto all’abbazia benedettina di Cava de’ Tirreni (F. Bologna, 1954, pp. 15-19).
Nel 1494 egli dipinse un gonfalone (di cui si sono perse le tracce) per la Compagnia della Santissima Trinità di Siena con la “glorioxa Nostra Madre sempre Vergine Maria, la quale tiene sotto il suo Santissimo manto tutti e frategli e sorelle di nostra chompagnia” (G. Milanesi, 1856, III, p. 80). Dopodiché, nel 1497 avrebbe dipinto una tavola con la ‘Madonna col Bambino in trono tra i Santi Giovanni Evangelista e Andrea’ per la chiesa delle Sante Flora e Lucilla di Torrita, mentre l’anno successivo avrebbe firmato un’‘Assunzione della Vergine con i Santi Tommaso, Francesco e Antonio da Padova’ già a New York presso il Metropolitan Museum e ora in collezione Benucci a Roma. Quest’ultima proviene dal convento della Grancia presso Grosseto (A. Addemollo, 1894, p. 139) e fu dipinta sopra un supporto ligneo centinato dallo spiccato andamento verticale, reinterpretando lo schema compositivo adottato da Matteo di Giovanni nel 1474 per una tavola già nella chiesa di Sant’Agostino di Asciano (ora nella National Gallery di Londra).
La fase conclusiva della lunga carriera di Benvenuto di Giovanni è segnata dalla pala con la ‘Madonna col Bambino in trono, angeli e i Santi Sebastiano e  Fabiano’ per la chiesa di Santa Lucia di Sinalunga (trasferita da pochi decenni nella Collegiata), che l’anziano pittore firmò nel 1509 (C. Alessi, in Arte e storia, 1995, pp. 308-309). A quell’anno risale anche l’ultimo documento che ne attesti l’esistenza in vita, cioè un accertamento alla Lira, dal quale apprendiamo che fu tassato per la somma di trecentocinquanta lire (E. Romagnoli, ante 1835, V, c. 171; M.C. Bandera, 1999, p. 210 nota 209). In quell’occasione il pittore, pur deplorando la “poca sostanza” e i “pochi guadagni”, dichiarava di possedere “una chasetta nella contrada di Realto…e una vignia…alla Badia Alfiano”. Dunque, Benvenuto deve essere morto tra il 1509 e il 1518, allorché in un atto notarile si fa cenno alla vedova del pittore Jacopa di Tommaso da Cetona (G. Milanesi, 1856, III, p. 79; M.C. Bandera, 1999, p. 210 nota 209).

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