Descrizione
Gli studiosi sono propensi a riconoscere nel personaggio effigiato un autoritratto del pittore Rutilio Manetti alla cui identità sembra rimandare la stessa antica iscrizione - presente sul verso della tavola - che riporta in lettere capitali il nome del grande artista senese. Per la realizzazione del dipinto il Manetti fece uso di una carta scritta proveniente da un libro di conti del Cinquecento, pratica a lui familiare in quanto riscontrabile in alcuni bozzetti riferibili ad una sua diretta esecuzione. L’opera, eseguita intorno agli venti del XVII secolo, può senz’altro annoverarsi fra i più alti esempi di ritrattistica caravaggesca: il dipinto si caratterizza infatti per l’estrema libertà con cui viene trattata la materia pittorica, stesa in ampie e morbide pennellate di colore capaci di restituire tutta l’immediatezza dell’immagine colta dal vero. Alla naturale verità del personaggio effigiato rimandano inoltre la penetrante intensità dello sguardo e il vibrante lustrare delle carni brune sulla gran macchia bianca del colletto inamidato, risaltati sullo scuro del fondo da un potente fascio di luce che sembra provenire da una fonte esterna allo stesso dipinto.